Carissimi Parrocchiani,
Continuiamo il nostro cammino in preparazione al Natale accompagnati da San Giovanni Battista e dai Santi  Profeti, Apostoli e Martiri. Domenica scorsa allo spezzare del Pane, così abbiamo pregato:

Ecce Dominus veniet et omnes sancti ejus cum eo
et erit in die illa lux magna.
Ecco, il Signore viene, e tutti i suoi santi con lui;
e splenderà in quel giorno una grande luce.

Ieri sera con la Corale e oggi con la Banda festeggiamo S. Cecilia, Patrona del canto e della musica sacra. Anche il corpo di questa Santa viene da Roma, estratta nell’821 dalle Catacombe di Callisto dal Papa S. Pasquale I, traslata nella basilica di Santa Cecilia in Trastevere. Nel 1599, durante i restauri della basilica, ordinati dal cardinale Paolo Emilio Sfondrati in occasione dell’imminente giubileo del 1600, venne ritrovato un sarcofago con il corpo di Cecilia incorrotto ed emanante profumo di gigli e di rose. Il cardinale allora commissionò a Stefano Maderno una statua che riproducesse quanto più fedelmente l’aspetto e la posizione del corpo di Cecilia così com’era stato ritrovato (la testa girata per la decapitazione, tre dita della mano destra a indicare la Trinità, un dito della sinistra a indicare Dio); questa è la statua che oggi si trova sotto l’altare centrale della chiesa.

In onor di Santa Cecilia così si canta e si suona:

Cantantibus organis Cæcilia [virgo gloriosa]
[in corde suo soli] Domino decantabat dicens:
Fiat Domine cor meum [et corpus meum] immaculatum
ut non confundar.
Mentre gli organi suonavano, Cecilia [vergine gloriosa]

[nel cuor suo all’unico] Signore cantava dicendo:

Rimanga immacolato il mio cuore [e il mio corpo] perché io non sia confusa.

Spiegano i commentatori: Questa frase, tratta dalla Passio di Santa Cecilia, è in realtà frutto di un errore di trascrizione. Cecilia non stava qui, come pensavano i medievali, cantando la sua purezza verginale (il testo della Passio dice “cor et corpus”) nel giorno del suo “matrimonio bianco” con il marito Valeriano tra l’allegra armonia di organi – strumenti musicali già in uso tra i romani antichi. La lezione corretta nei manoscritti più antichi, probabilmente sconosciuti ai medievali, era: “Candentibus organis….”: “mentre si arroventavano gli strumenti – sottinteso: di tortura”! Siamo in un contesto ben diverso: Cecilia continua a cantare (decantabat) la sua immacolatezza nel momento supremo del suo martirio. Comunque sia, proprio questo riferimento, la rese col tempo fortunata protettrice dei cantanti e dei musicisti.

Ed io con alcuni così concludo: Che Santa Cecilia protegga davvero la musica liturgia e la restauri. E dopo che per troppi anni si sono “arroventati gli strumenti di tortura” per le nostre povere orecchie, possano tornare a cantare i tradizionali organi. Con buona pace delle edizioni critiche.

                                                                 
Il vostro Parroco Don Cristian